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SHOAH..Raccontare per non dimenticare!!

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27 GENNAIO 
GIORNO DELLA MEMORIA


L’Olocausto è storia. Un sacrificio di carne umana.

Che cosa s’intende con il termine “Olocausto”? Che identificazione si ha con questo termine?
Perché ancora ne parliamo in epoca moderna? Che cosa significa il termine storia? Perché la usiamo?

Dobbiamo rispondere a queste domande per fare in modo, come disse “Primo Levi”, che la storia dello sterminio non si ripeti. Bisogna parlarne per non dimenticare. Solo parlando di ciò ci accorgeremo di cosa è in grado di fare l’uomo e daremo alle generazioni future unaltro modo di riflessione.

Che cosa s’intende con il termine “Olocausto”?
Con il termine Olocausto s’intende la persecuzione e lo stermino sistematico di circa sei milioni di Ebrei, attuati con burocratica organizzazione dal regime Nazista e dai suoi collaboratori. “Olocausto” è un termine di origine greca che significa “sacrificio tramite il fuoco”. I Nazisti, che raggiunsero il potere in Germania nel gennaio del 1933, erano convinti che il popolo tedesco fosse una “razza superiore” e che gli Ebrei, ritenuti invece “inferiori”, rappresentassero un’entità estranea e un pericolo per l’omogeneità razziale della popolazione germanica. Per saperne di più clicca qui 

Identificazione:
Generalmente s’identifica il termine “Olocausto”, come si legge anche nella breve descrizione, con la “deportazione massiccia” degli Ebrei. Furono deportati nei campi di Sterminio come Auschiwtz; Bełżec; Chełmno;Sobibór e Treblinka; Majdanek. A oggi leggere questi nomi ci fa venire subito un brivido nel corpo. Immagina però loro gli “Ebrei” che furono presi dalle loro case, dal loro lavoro, dal loro mondo per portarli nei treni che a oggi identifichiamo come “treni merce”, per andare nelle destinazioni che il “Raich” aveva loro assegnato. Immagina gli occhi di ogni uomo, di ogni bambino che senza nessuna colpa andavano incontro a un tragico destino. Un destino che in poco tempo sarebbe finito ancor prima di iniziare. Conosciamo tutti a oggi, anche grazie ai documentari che i media raccontano dell’epoca quali erano le condizioni nei campi di sterminio. Così feroci che ancora oggi intimoriscono. Basta solo osservare la foto di quest’articolo del Campo di Sterminio di Auschiwtzper capire ciò che sto comunicando. Io però vorrei spostare la visione su altro aspetto. La storia dello sterminio degli ebrei è studiata e documentata ogni giorno quindi è inutile spiegare ciò che già si conosce. Infatti, parliamo del fatto che lo sterminio degli Ebrei riguarda ogni singolo uomo del mondo. Ogni uomo si potrebbe identificare in un Ebreo che non avendo commesso alcuna colpa è stato ucciso solo per “follia”. Ogni uomo di questo mondo, si potrebbe e si deve identificare in ogni singolo ebreo ucciso perché assieme all’ebreo è stato ucciso anche lui. A questo punto ti lascio una riflessione, che arriva dal mio, saggio “Le finestre dei pensieri” che ho pubblicato con la Boooksprint nel 2011, ed è la seguente: <<Dalla Germania, arrivavano le notizie della deportazione
degli ebrei comandata dal Reich. Tutti rimasero fermi e increduli. Pensavano che fosse solo propaganda di un solo uomo. Quindi, pensavano che prima o poi svanisse. Ma subito dopo si dovettero ricredere. Non ci fu più tempo e mille persone innocenti morirono senza una motivazione, senza una spiegazione della loro colpa.>> Questi è un estratto del Capitolo VI “Le finestre dell’imperialismo” del saggio sopra menzionato.

Perché ancora ne parliamo in epoca moderna?

Ne parliamo in epoca moderna perché ciò che c’è stato non deve più accadere. Tutti devono sapere cosa sia successo in quel periodo storico della nostra umanità per far in modo che un dolore di tale portata non ritorni. Bisogna far riflettere le generazioni future per non far commettere gli stessi orrori che l’uomo per via del suo “imperialismo” che in alcuni casi diventa maniaco, produce. Bisogna che l’uomo capisca che non si deve autodistruggersi ma deve auto-amarsi per vivere meglio il suo tempo. Ora vorrei porre alla tua attenzione un estratto del Capitolo VI  denominato “Le finestre dell’imperialismo” del mio saggio “Le finestre dei pensieri”, che recita: <<I secoli che ci hanno preceduto, si sono distinti gli uni dagli altri per la tenacia della ricerca del predominio sugli altri popoli. Cosa che tra l’altro accade anche oggi. La storia ci insegna che l’imperialismo è una tendenza espansiva propria di ogni potere politico. Tutti gli stati sono quanto meno imperialisti. L’imperialismo è la tendenza che subentra dentro chi governa come: nazioni, popoli o stati. Usa il predominio nei confronti di etnie e popolazioni culturalmente diverse. Esalta l’onnipresenza di un dominio individuale o collettivo. Le strutture imperialiste si fondano nella convinzione dei propri mezzi organizzativi, ma allo stesso modo le strutture hanno al loro interno uno squilibrio politico che è ormai “cosa certa” nella storia. Il possesso e lo sviluppo dei territori coloniali è la forma tipica dell’imperialismo. Bisogna precisare che le parole che finiscono con “ismo” nella maggior parte dei casi risultano essere riferite a sistemi totalitari e per questo vanno condannati a prescindere. Tuttavia, è comprensibile che i tentativi più comuni di spiegazione dell’imperialismo abbiano prodotto l’acclamazione delle cause del fenomeno che ha portato a termine l’uomo.>>
Ecco bisogna parlarne perché tutto ciò non accada.



Che cosa significa il termine storia? Perché la usiamo?

Ti riporto la mia definizione di storia presente nel saggio “Le finestre dei pensieri” nel capitolo “La filosofia e le sue finestre nel pensiero umano”.Definisco la storia: <<La storia è per converso la disciplina che si occupa degli eventi del passato. Li racconta tramite avvenimenti reali e non reali. Essa racconta i fatti “finiti o infiniti” che riguardano l’uomo. In essa, osserviamo panorami che a volte spaventano e altre turbano l’uomo. L’uomo, però, attraverso la storia, ha la possibilità di guardare nella sua coscienza e prevedere le sue mansioni e realizzare le sue «fattività». In seguito, la coscienza si fa profanatrice di un ideale ascetico che proviene dall’esaltazione dell’essere, riprodotta, infatti, nella storia e nel processo evolutivo che all’uomo si addice. Con l’aiuto della storia abbiamo però immagini nitide di ciò che l’uomo riuscì a fare e di cosa egli è in grado di fare. Ci appaiono allora visioni di letture passate che alimentarono la voglia di cambiare, il corso e il decorso delle “cose stesse”.>>


La usiamo perché come vedi l’uomo nella storia, comprende quali sono i suoi errori e i suoi pregi e cresce giornalmente.


Alessandro Bagnato
Esperto in Social Media Marketing e Comunicazione
Dott. In Filosofia e Scienze Umane
Curatore di BlogConnection
Email: info.alessandrobagnato@gmail.com

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GIORNO DELLA MEMORIA


L’Olocausto è storia. Un sacrificio di carne umana.

Che cosa s’intende con il termine “Olocausto”? Che identificazione si ha con questo termine?
Perché ancora ne parliamo in epoca moderna? Che cosa significa il termine storia? Perché la usiamo?

Dobbiamo rispondere a queste domande per fare in modo, come disse “Primo Levi”, che la storia dello sterminio non si ripeti. Bisogna parlarne per non dimenticare. Solo parlando di ciò ci accorgeremo di cosa è in grado di fare l’uomo e daremo alle generazioni future unaltro modo di riflessione.

Che cosa s’intende con il termine “Olocausto”?
Con il termine Olocausto s’intende la persecuzione e lo stermino sistematico di circa sei milioni di Ebrei, attuati con burocratica organizzazione dal regime Nazista e dai suoi collaboratori. “Olocausto” è un termine di origine greca che significa “sacrificio tramite il fuoco”. I Nazisti, che raggiunsero il potere in Germania nel gennaio del 1933, erano convinti che il popolo tedesco fosse una “razza superiore” e che gli Ebrei, ritenuti invece “inferiori”, rappresentassero un’entità estranea e un pericolo per l’omogeneità razziale della popolazione germanica. Per saperne di più clicca qui 

Identificazione:
Generalmente s’identifica il termine “Olocausto”, come si legge anche nella breve descrizione, con la “deportazione massiccia” degli Ebrei. Furono deportati nei campi di Sterminio come Auschiwtz; Bełżec; Chełmno;Sobibór e Treblinka; Majdanek. A oggi leggere questi nomi ci fa venire subito un brivido nel corpo. Immagina però loro gli “Ebrei” che furono presi dalle loro case, dal loro lavoro, dal loro mondo per portarli nei treni che a oggi identifichiamo come “treni merce”, per andare nelle destinazioni che il “Raich” aveva loro assegnato. Immagina gli occhi di ogni uomo, di ogni bambino che senza nessuna colpa andavano incontro a un tragico destino. Un destino che in poco tempo sarebbe finito ancor prima di iniziare. Conosciamo tutti a oggi, anche grazie ai documentari che i media raccontano dell’epoca quali erano le condizioni nei campi di sterminio. Così feroci che ancora oggi intimoriscono. Basta solo osservare la foto di quest’articolo del Campo di Sterminio di Auschiwtzper capire ciò che sto comunicando. Io però vorrei spostare la visione su altro aspetto. La storia dello sterminio degli ebrei è studiata e documentata ogni giorno quindi è inutile spiegare ciò che già si conosce. Infatti, parliamo del fatto che lo sterminio degli Ebrei riguarda ogni singolo uomo del mondo. Ogni uomo si potrebbe identificare in un Ebreo che non avendo commesso alcuna colpa è stato ucciso solo per “follia”. Ogni uomo di questo mondo, si potrebbe e si deve identificare in ogni singolo ebreo ucciso perché assieme all’ebreo è stato ucciso anche lui. A questo punto ti lascio una riflessione, che arriva dal mio, saggio “Le finestre dei pensieri” che ho pubblicato con la Boooksprint nel 2011, ed è la seguente: <<Dalla Germania, arrivavano le notizie della deportazione
degli ebrei comandata dal Reich. Tutti rimasero fermi e increduli. Pensavano che fosse solo propaganda di un solo uomo. Quindi, pensavano che prima o poi svanisse. Ma subito dopo si dovettero ricredere. Non ci fu più tempo e mille persone innocenti morirono senza una motivazione, senza una spiegazione della loro colpa.>> Questi è un estratto del Capitolo VI “Le finestre dell’imperialismo” del saggio sopra menzionato.

Perché ancora ne parliamo in epoca moderna?

Ne parliamo in epoca moderna perché ciò che c’è stato non deve più accadere. Tutti devono sapere cosa sia successo in quel periodo storico della nostra umanità per far in modo che un dolore di tale portata non ritorni. Bisogna far riflettere le generazioni future per non far commettere gli stessi orrori che l’uomo per via del suo “imperialismo” che in alcuni casi diventa maniaco, produce. Bisogna che l’uomo capisca che non si deve autodistruggersi ma deve auto-amarsi per vivere meglio il suo tempo. Ora vorrei porre alla tua attenzione un estratto del Capitolo VI  denominato “Le finestre dell’imperialismo” del mio saggio “Le finestre dei pensieri”, che recita: <<I secoli che ci hanno preceduto, si sono distinti gli uni dagli altri per la tenacia della ricerca del predominio sugli altri popoli. Cosa che tra l’altro accade anche oggi. La storia ci insegna che l’imperialismo è una tendenza espansiva propria di ogni potere politico. Tutti gli stati sono quanto meno imperialisti. L’imperialismo è la tendenza che subentra dentro chi governa come: nazioni, popoli o stati. Usa il predominio nei confronti di etnie e popolazioni culturalmente diverse. Esalta l’onnipresenza di un dominio individuale o collettivo. Le strutture imperialiste si fondano nella convinzione dei propri mezzi organizzativi, ma allo stesso modo le strutture hanno al loro interno uno squilibrio politico che è ormai “cosa certa” nella storia. Il possesso e lo sviluppo dei territori coloniali è la forma tipica dell’imperialismo. Bisogna precisare che le parole che finiscono con “ismo” nella maggior parte dei casi risultano essere riferite a sistemi totalitari e per questo vanno condannati a prescindere. Tuttavia, è comprensibile che i tentativi più comuni di spiegazione dell’imperialismo abbiano prodotto l’acclamazione delle cause del fenomeno che ha portato a termine l’uomo.>>
Ecco bisogna parlarne perché tutto ciò non accada.



Che cosa significa il termine storia? Perché la usiamo?

Ti riporto la mia definizione di storia presente nel saggio “Le finestre dei pensieri” nel capitolo “La filosofia e le sue finestre nel pensiero umano”.Definisco la storia: <<La storia è per converso la disciplina che si occupa degli eventi del passato. Li racconta tramite avvenimenti reali e non reali. Essa racconta i fatti “finiti o infiniti” che riguardano l’uomo. In essa, osserviamo panorami che a volte spaventano e altre turbano l’uomo. L’uomo, però, attraverso la storia, ha la possibilità di guardare nella sua coscienza e prevedere le sue mansioni e realizzare le sue «fattività». In seguito, la coscienza si fa profanatrice di un ideale ascetico che proviene dall’esaltazione dell’essere, riprodotta, infatti, nella storia e nel processo evolutivo che all’uomo si addice. Con l’aiuto della storia abbiamo però immagini nitide di ciò che l’uomo riuscì a fare e di cosa egli è in grado di fare. Ci appaiono allora visioni di letture passate che alimentarono la voglia di cambiare, il corso e il decorso delle “cose stesse”.>>


La usiamo perché come vedi l’uomo nella storia, comprende quali sono i suoi errori e i suoi pregi e cresce giornalmente.


Alessandro Bagnato
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